I CAPRICCI DA STANCHEZZA ESISTONO?

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I vostri bambini hanno mai fatto quelli che in gergo si chiamano “capricci da stanchezza”? Ma questi capricci esistono davvero o sono come il “colpo d’aria” che esiste solo in Italia? Cecilia ci parla della sua esperienza di mamma.

Articolo scritto da Cecilia Valdesalici

Scena prima: l’adulto

Dopo una giornataccia, torno a casa. 

Sto per sprofondare nel divano quando figlio n. 2 chiede un bicchiere d’acqua. Sospiro e verso l’acqua.

Mi rigiro in direzione del divano, ma figlia n. 3 chiama dal bagno, chiedendo un aiutino per le abluzioni sul bidet. Un ulteriore sospiro, e mi avvio.

Ritento il viaggio verso il divano, e questa volta figlia n. 1 pretende un controllo compiti. 

Aspetta. Un. Momento.

Ho fatto tutte le commissioni. Ho lavorato. Sono tornata a casa. Ho risposto non a una, ma a due richieste. 

Ancora?!

Indovinate qual è il mio più grande desiderio in questo momento?

Lanciare il quaderno dalla finestra, mandare tutti a quel paese e lanciarmi sul divano per non rialzarmi mai più!

Ma non si può. 

Questa è l’amara verità.

Contare fino a dieci, mangiare una caramella, bere una tisana, cominciare il controllo compiti.

Sia chiaro però: se qualcuno si azzarda a fare un commento, a negarmi la caramella consolatoria, me lo mangio per cena.

Scena due: il bambino 

Ora, immaginate le mie gemelle di quattro anni. Escono da scuola stravolte dalla stanchezza, intontite dal caos e dall’impegno profuso in mille attività.

Vorrebbero andare al parco. 

Sono pronte a mangiarsi un gelato e perdersi per una mezz’ora nel gioco di coppia necessario al loro benessere.

Invece, la maestra le obbliga a mettersi la giacca. La mamma le costringe a salire in macchina, veloci. 

Poi a mettersi la cintura. 

Poi ad attendere pazientemente il ritiro da scuola degli altri fratelli.

I fratelli le forzano al silenzio, perché non vogliono sentire il loro chiacchiericcio (fastidioso, va ammesso) in macchina.

Alla fine, si addormentano.

Ma prima ci sono urli, pianti, proteste, lamenti e prove di forza. 

Ogni giorno. 

E spesso perdo la pazienza, parte l’urlo, la sgridata.

Ma se mi fermo, e rifletto, so che ho sbagliato io, prima di tutto.

Ho chiesto al mio duo più di quello che chiedo a me stessa, in un momento della loro crescita in cui il controllo delle emozioni non è affatto sviluppato.

Devono fare cinque, sei azioni consecutive che non vorrebbero fare, in un momento in cui sono stanche, senza nessuna forma reale di supporto da parte mia.

E dunque?

Anche i bambini hanno bisogno di prendere fiato e concedersi una pausa, per poter ripartire.

Anche loro hanno fatto del loro meglio, e ad un certo punto non ce la fanno più.

Forse potrei migliorare l’ingresso in macchina offrendo frutta, o un po’ di pane.

Potrei tenere in macchina dei libri, o paio di quaderni e penne da usare nell’attesa, sapendo che le pagine verranno maltrattate, forse i sedili colorati. Potrebbero essere libro un po’ vecchi, o penne lavabili.

Potrei fare scegliere loro la musica da ascoltare, per aiutarle a fare silenzio e ad addormentarsi durante il viaggio.

Potrei comprare delle cuffie antirumore per i due grandi, e lasciarle chiacchierare indisturbate.

Insomma: ci sono tanti modi per dimostrare a qualcuno che riconosciaml la sua fatica e cerchiamo di contenerla, pur sapendola inevitabile.

Come scrivevano Dorothy Nolte e Rachel Norris, “i bambini imparano da quello che vivono”. 

Ignorare sentimenti, emozioni e stati fisici o psicologici, nostri o dei bambini, forzando le azioni che devono essere necessariamente fatte, non serve a nessuno.

Meglio riconoscere la fatica, chiamarla con il suo nome, provare a sostenerla.

Fare squadra.

Provarci insieme. 

Ogni giorno.

*****

Voi cosa ne pensate? Esistono questo genere di capricci? Come li affrontate? Scrivetelo nei commenti!

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Attenzione: non tutte le attività proposte in questo blog sono adatte ai bambini. Prima di proporre un’attività ai bambini verificate che gli strumenti proposti possano effettivamente essere utilizzati da bambini e che l’attività sia adatta alla loro età. Qualora sia indicata un’età di utilizzo, la stessa deve intendersi come puramente indicativa. In ogni caso tutte le attività devono essere svolte sotto la supervisione di un adulto e i bambini non devono mai e per nessun motivo essere lasciati da soli (per continuare a leggere clicca qui ).

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