Pipì a letto (enuresi notturna), cause e rimedi. L’esperto risponde

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Affrontiamo con la Dott.ssa Schivardi un tema molto caro alle mamme, la pipì a letto.

A tutti i bambini è capitato di fare la pipì a letto di notte, ma quando ci si deve preoccupare? Quali sono i rimedi?

LA DOMANDA DELLA NOSTRA LETTRICE

“Ho tolto il pannolino a mio figlio lo scorso anno, ma da quando ha cominciato la scuola materna ha iniziato a fare la pipì notturna. Cosa posso fare?”

LA RISPOSTA DELL’ESPERTA

A cura della Dott.ssa Marta Schivardi

Gentile mamma, grazie di questa domanda, sono certa che interesserà molti genitori.
L’enuresi notturna è un fenomeno frequente in molti bambini, che può capitare dal momento dello
spannolinamento fino alla pre-adolescenza.
Il processo di maturazione della continenza urinaria rientra nelle tappe dello sviluppo psicomotorio, al
pari delle prime parole o dei primi passi, e richiede la coordinazione tra il sistema nervoso vegetativo
(involontario) e il sistema nervoso somatico (volontario) affinché il bambino abbia la consapevolezza del
dover urinare e sia in grado di controllare la diuresi. Tale processo di maturazione avviene, per la maggior
parte dei bambini, intorno ai 3 anni di vita – con una variabilità compresa tra 0-8 anni e una maggior
precocità da parte delle bambine – e la frequenza delle minzioni giornaliere decresce gradualmente da una
media di 12 ogni 24 ore nel primo anno di vita a quattro-sei minzioni nel settimo anno di vita
(www.uppa.it).
Quindi, un bambino che fa la pipì a letto a 3-4 anni rientra nella norma; può iniziare a preoccupare i
genitori dopo i 5 anni
, ed in questo caso è consigliabile una visita pediatrica per escludere eventuali
patologie e capire come intervenire.
Nel suo caso, mi sembra di capire che prima dell’inizio della scuola materna il bambino fosse in grado di
trattenere la pipì tutta notte, e che abbia cominciato a non trattenerla più con l’inizio dell’asilo.
Mi servirebbero molte più informazioni per darle una risposta esauriente, ma, data la concordanza delle
tempistiche, sembra plausibile che suo figlio bagni il letto a seguito dell’impatto con la scuola materna.
L’ingresso nella scuola dell’infanzia è un momento molto delicato e difficile per i bambini (e anche per i
genitori), sia che abbiano già frequentato un asilo nido sia che siano rimasti a casa fino ai tre anni. È un
contesto del tutto nuovo, con ambienti e figure di riferimento sconosciute, dove i bambini devono
rimanere buona parte della giornata. Questo presuppone una dose di fatica nella separazione dai genitori,
e ci vuole un certo tempo perché questa fatica venga assimilata. In questo senso, avrei bisogno di sapere
come è avvenuto l’ingresso all’asilo, come sono andati i primi giorni e poi i successivi, come avete reagito
voi genitori, come gestite il tempo dopo la fine dell’asilo (riuscite ad andare voi a prenderlo, vanno i
nonni, la baby sitter….).
A volte noi adulti sottovalutiamo queste fasi di cambiamento, che però sono molto delicate. Nel suo caso,
sembra che il bimbo attraverso il sintomo dell’enuresi, voglia esprimere un qualche tipo di disagio.
Di qualunque tipo di fatica si tratti (sarebbe utile approfondire tutte le tematiche fin qui citate), i genitori
possono mettere in pratica alcuni accorgimenti per aiutare i figli. Innanzitutto prestare attenzione alle
espressioni emotive, e chiedere come è andata la giornata, se si trova bene all’asilo, ecc. Sembrano
banalità, ma è estremamente importante abituare i bimbi a raccontare la propria giornata, in vista di un
futuro sviluppo emotivo. In questo è sempre molto utile dare il buon esempio, e quindi possiamo iniziare
noi grandi a raccontare la nostra giornata, stimolando così il bambino a fare lo stesso.
Un altro aspetto da tenere presente è non allarmarsi o preoccuparsi di fronte al sintomo della pipì a letto.
Bisogna trasmettere sicurezza al bambino, fargli capire che gli adulti non sono preoccupati, perché si
tratta di una difficoltà transitoria e che lui ha tutte le capacità per poterla affrontare.
Provi a cercare anche la collaborazione delle maestre; parli con loro del problema delle pipì. Può essere
utile per avere ulteriori spunti. Inoltre le maestre, a conoscenza di questa difficoltà, potranno essere più
attente alle esigenze del bimbo, e perché no, condividere la questione anche con gli altri bambini
(ovviamente in modo delicato e attento). In questo modo, suo figlio potrebbe percepire che non è certo
l’unico che bagna il letto, e sentirsi meno solo. Credo che già questo tipo di attenzioni possano ridurre il
livello di disagio che potrebbe associarsi a questa problematica.
Voi come genitori, cercate di passare la maggior quantità di tempo possibile (compatibilmente con i vostri
impegni) con vostro figlio. In questo periodo, già difficile per noi adulti, ha bisogno di presenza, certezza
e rassicurazioni. Un’attività che ritengo sempre molto utile è quella di leggere insieme. Ci sono tantissimi
libri che trattano il tema della pipì a letto. Leggendoli insieme, forse vostro figlio si potrà riconoscere in
alcuni personaggi, e magari adottare le loro strategie.
In conclusione, non bisogna avere fretta. Ogni bambino ha le sue tempistiche; vedrà che con calma,
pazienza e accoglienza voi e vostro figlio riuscirete a superare il problema della pipì a letto.

Dott.ssa Schivardi Marta – c/o Studio Psicologia, Via Nazario Sauro 1, Desenzano d/g (BS) Cell. 328 6927349 – c/o Studio Medico Gonzaga Via Gnutti 74, Castiglione delle Stiviere (MN) Tel e Fax. 0376 673864 –schivardimarta.blogspot.com

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